Oltre 3.000 gli studi diagnostici l’anno e più di 700 gli interventi al cuore:
il Laboratorio di Emodinamica e Cardiologia interventistica di Anthea Hospital, guidato dal dottor
Alfredo Marchese, è attivamente impegnato nel trattamento delle patologie cardiache e dell’apparato vascolare, e rappresenta oggi un centro di riferimento tra i più importanti del Sud.
L’attività principale della Cardiologia interventistica consiste nella terapia delle patologie ostruttive delle coronarie originate dall’aterosclerosi e che nella fase acuta possono portare all’infarto. I trattamenti prevedono l’utilizzo di
microsonde, guide e
cateteri che vanno a disostruire le arterie dalle placche aterosclerotiche e a ripristinare il regolare flusso del sangue all’interno dei vasi e un sufficiente apporto di ossigeno al muscolo cardiaco sofferente.
“Oggi abbiamo a disposizione stent (dispostivi) di ultimissima generazione che hanno ridotto, efficacemente, il rischio di trombosi a valori inferiori allo 0,7-0,6% e sono riassorbibili nel tempo - spiega il
Dottor Marchese, Responsabile del Laboratorio dell’Ospedale GVM di Alta Specialità accreditato S.S.N. -una volta rilasciati nel lume della coronaria a distanza di 12-18 mesi non vi è più alcuna traccia del device”.
Esistono tuttavia casi di maggiore complessità che richiedono il ricorso alla rivascolarizzazione miocardica attraverso l’esecuzione di
bypass aorto-coronarici. Anche in questo tipo di interventi l’equipe di Emodinamica e Cardiologia interventistica si avvale di moderni presidi tecnologici, in linea con standard di massima sicurezza e qualità.
La vera rivoluzione dell’ultimo quinquennio è coincisa con l’avvento delle
TAVI aortiche, una procedura di impianto di valvole cardiache, biologiche o meccaniche che consente di evitare l’apertura estesa del torace e sfrutta al contrario una via d’accesso percutanea per raggiungere l’apice del cuore attraverso l’arteria femorale.
Con l’inserimento in percutanea la nuova valvola viene posizionata all’interno del catetere di rilascio e, sotto stretto monitoraggio radiologico, viene aperta e fatta aderire all’ostio valvolare occupando lo spazio della valvola aortica nativa che non viene asportata: al termine dell’operazione la valvola è già funzionante. “Nei pazienti con
insufficienza mitralica, anch’essi ad alto rischio chirurgico – continua il dottor Marchese -
l’approccio percutaneo, solitamente da una vena femorale, consente di ottenere il riallineamento delle cuspidi che non lavorano più in maniera corretta, tramite una clip metallica (MitraClip) atta a riavvicinare i lembi incontinenti”.
Grazie alla tecnologia e alla preparazione in costante aggiornamento degli specialisti, l’equipe ha la possibilità di individuare
l’opzione terapeutica più adatta ad ogni singolo paziente e lo fa con il supporto dell’
Heart Team (composto da cardiochirurgo, cardioanestesista e cardiologo interventista) sulla base della valutazione del quadro clinico generale del paziente e considerati tutti i possibili fattori di rischio, non solo cardiaci, quali età avanzata, fragilità psicofisica, inoperabilità con la chirurgia tradizionale.