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Paziente di 80 anni operato al cuore con doppio intervento senza incisioni a Maria Pia Hospital

Un uomo di 80 anni dal cuore affaticato: al manifestarsi dei campanelli di allarme, mancanza di fiato e spossatezza, l’anziano torinese si è recato a Maria Pia Hospital di Torino, struttura di Alta Specialità di GVM Care & Research, per sottoporsi a degli esami di controllo.

Il quadro clinico era piuttosto complicato: il paziente presentava una condizione di grave scompenso cardiaco dovuta a una malattia della coronaria sinistra, occlusa in 3 punti e fortemente calcificata, unita a un altrettanto importante difetto nella coaptazione, ovvero chiusura, dei lembi valvolari mitralici e conseguente reflusso di sangue durante la contrazione del cuore. Il passaggio del sangue tra atrio e ventricolo sinistro non avveniva nel modo corretto.

L’équipe specialistica coordinata dal dottor Elvis Brscic, cardiologo interventista di Maria Pia Hospital, è intervenuta attraverso una chirurgia ad alta complessità con un approccio percutaneo senza tagli cardiochirurgici, portando a termine l’intervento con successo.

La valutazione formulata dall'Heart Team del Centro piemontese, gruppo multidisciplinare formato dal cardiochirurgo, dal cardioanestesista e dal cardiologo clinico, aveva espresso l’assoluta controindicazione al trattamento in cardiochirurgia standard. Per praticare una rivascolarizzazione coronarica associata a plastica della valvola mitrale, il tutto in un’unica sessione operatoria, si è deciso quindi di intervenire senza incisione cardiochirurgica. L’ECMO, una sorta di pompa artificiale per l’ossigenazione del sangue ha permesso una vera e propria circolazione extracorporea che ha supportato l’intervento a livello emodinamico, fondamentale considerata la situazione di critica compromissione cardiaca del soggetto anziano.

L’intervento sul cuore è stato completato in due fasi: nella prima è stata liberata la coronaria sinistra dalle occlusioni, formate da depositi di sali di calcio, per mezzo del Rotablator, una micro-fresa inserita nel lume del vaso per l’aterectomia rotazionale, e aggiungendo poi 3 stent medicati, piccoli device in maglia metallica che permettono di mantenere pervia l’arteria e rilasciano farmaci utili a scongiurare un nuovo restringimento della stessa. Nella seconda parte dell’intervento si è andati invece a riparare la valvola mitrale, uno dei campi di Alta Specialità della Cardiochirurgia di GVM Care & Research, riportandola alla normalità grazie all’adozione di MitraClip, particolari e minuscole mollette. In questa fase si è inoltre aggiunto il monitoraggio ecocardiografico transesofageo per seguirne passo a passo il corretto posizionamento.

L’eccezionalità dell’intervento sta proprio nella metodica combinata, quindi nella contemporaneità delle soluzioni applicate: ripristinare il flusso ematico all’interno della coronaria, e pertanto al miocardio, per poi correggere ed annullare efficacemente il vizio valvolare mitralico associato.

“Il successo ottenuto - spiega il dottor Brscic - è il risultato della scelta migliore sulla procedura chirurgica da adottare, ovvero senza tagli e incisioni del torace. Le strumentazioni e i device necessari al cardiologo interventista, infatti, sono stati introdotti con una sorta di puntura praticata all’altezza dell’inguine: la MitraClip con accesso venoso-femorale; questo è un dispositivo in grado di riparare la valvola mitralica per via percutanea in pazienti altrimenti non candidabili alla sala operatoria, poiché ad alto rischio chirurgico. La clip viene fatta avanzare fino al cuore per creare un ponte tra i due lembi collassati della mitrale, e correggere il difetto valvolare. Il Rotablator con accesso arterioso-femorale per il trattamento della lesione coronarica calcifica indilatabile tramite il passaggio di una piccolissima fresa rotante a forma di oliva montata sulla punta di un catetere che ruota ad alta velocità. Il Rotablator è in grado di asportare la placca aterosclerotica frantumandola in microscopici frammenti che verranno riassorbiti dai vasi capillari a valle della lesione. Tutto ciò con un vantaggio consistente per il paziente, grazie ad un recupero post operatorio più rapido”.

L’intervento, in anestesia generale, ha richiesto 4 ore. Il paziente ha lasciato la Terapia Intensiva per il trasferimento in reparto dopo 48 ore dalla doppia procedura.

“Decisamente positivo l’impatto psicofisico sul soggetto trattato – conclude il dott. Brscic. – Il paziente ora affronterà un periodo di riabilitazione cardiologica all’interno di Maria Pia Hospital e successivamente verrà dimesso dall’ospedale. Il follow up prevede un primo step a 30 giorni, con esecuzione di ecocardiografia di controllo, dunque a 6 mesi e 1 anno. Dovrà altresì attenersi ad una specifica terapia farmacologica anche in ragione degli stent medicati impiantati nella coronaria di sinistra”.

Il paziente potrà tornare a condurre la propria vita e svolgere le attività quotidiane.

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