Patologie

Lo scompenso cardiaco: fattori di rischio, sintomi e cure

Per comprendere  al meglio come prevenire e trattare una delle patologie cardiache più gravi, è importante innanzitutto conoscerla.  Analizziamo il tema con il contributo del dottor Saverio Iacopino, Coordinatore dell'Aritmologia clinica ed Elettrofisiologia di GVM Care & Research.

Lo scompenso cardiaco si verifica in seguito a una riduzione dell’efficienza contrattile del cuore che in questo modo non riesce a pompare e distribuire il sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell’organismo causando una ridotta ossigenazione di organi e tessuti del corpo umano e la compromissione della qualità della vita.

Tra le cause principali di questa patologia, l’infarto è una delle prime, ma può anche verificarsi su base genetica ed ereditaria. Possono determinare uno scompenso anche un’infezione come la miocardite oppure una causa post alcoolica, cioè l’assunzione esagerata di alcolici o anche di droghe.

Lo scompenso cardiaco si manifesta con dei sintomi caratteristici che possono farci allarmare, quali: la comparsa di edema alle gambe e ai piedi, la mancanza di fiato ovvero il fiato corto (dispnea), il passaggio da una sensazione di benessere a una percezione di mancanza di aria anche detta "fame d'aria". “Si potrebbe avvertire la necessità di dormire con più cuscini perché manca l’aria – spiega il dott. Iacopino - mentre in altre occasioni è poco sintomatico, soprattutto negli stadi iniziali.   Un senso di affatticamento e mancanza di energia persino prima di fare uno sforzo fisico può essere un ulteriore campanello d’allarme così come il progressivo calo di appetito.

Questa sintomatologia può essere sottovalutata - stanchezza e spossamento - soprattutto nei soggetti di età avanzata che sono però quelli a maggior incidenza, poichè i sintomi vengono ricollegati all'avanzare dell'età . 

Il modo più corretto per fare prevenzione è lo stile di vita. Di primaria importanza  sono  l’attività fisica regolare, una corretta e sana alimentazione – come la dieta mediterranea – controllando il peso corporeo ed evitando cattive abitudini come il fumo o l’abuso di alcolici . Risultano poi fondamentali screening regolari per valutare lo stato di salute: questi sono i fondamenti della salute in generale e rimangono validi anche per il cuore.

Il termine minimo dai quali cominciare a svolgere accertamenti è di quarant'anni in caso di soggetti senza fattori di rischio conclamati come diabete e  ipertensione oppure familiarità, per i quali è invece richiesta attenzione fino dall’età giovanile o scolare. 

“Se l’individuo ha invece una familiarità – aggiunge il dott. Iacopino - e qualche parente stretto ha avuto un infarto o c’è stata una morte improvvisa in famiglia, allora questi sono soggetti che vanno messi sotto controllo fin da subito”.

Gli esami da svolgere per accertare lo stato di salute del cuore e la presenza o meno dello scompenso cardiaco sono:  
  • L’elettrocardiogramma: una tecnica strumentale molto diffusa, frequente anche in età scolare nelle valutazioni per la medicina dello sport, per questo è bene che tutti i genitori sottopongano i propri figli a questo test.
  • L’ecocardiogramma: una prova sotto sforzo che viene indicata per motivazioni specifiche
Quindi, esistono degli esami successivi che possono essere l’holter per la registrazione nelle 24 ore o il ricorso a dei piccoli dispositivi, o registratori, nell’eventualità in cui non si riesca a effettuare una diagnosi completa.

Qualora si riscontri nel paziente lo scompenso cardiaco sono disponibili diverse strade terapeutiche. Il primo approccio è quello farmacologico, qualora non portasse risultati positivi, ci si può rivolgere alla cosiddetta “terapia elettrica” – il noto defibrillatore – che ha la capacità di stimolare il cuore quando la sua efficienza risulta essere alterata, con i fili che, nell’utilizzo convenzionale, vengono impiantati all’interno dell’apparato.

Tra le novità più rilevanti a disposizione,  una citazione d’obbligo per il Micra TPS, il pacemaker più piccolo al mondo. "Pesa solo 2 grammi ed ha la caratteristica di essere impiantato con un approccio completamente diverso dall’approccio tradizionale (dalla spalla), ovvero viene impiantato per via percutanea da una vena della gamba, spiega il dott. Iacopino, tra i primi chirurghi ad impiantarlo".  Le unità operative GVM lo hanno introdotto e sperimentato con successo da diversi anni, ponendosi all’avanguardia internazionale. 

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