Procedure mininvasive per le patologie coronariche
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Procedure mininvasive per le patologie coronariche

Le procedure per trattare le patologie coronariche eseguite nel Laboratorio di Emodinamica di Ospedale Santa Maria sono sempre meno invasive. L’impiego di tecnologie sofisticate che prevedono sistemi integrati di imaging funzionale e di immagine angiografica, e di dispositivi di ultima generazione, consentono all’operatore di ottenere una valutazione diagnostica precisa e contestualmente di attuare trattamenti mirati, riducendo i tempi procedurali con un maggiore confort del paziente. A spiegare nel dettaglio come si eseguono le procedure coronariche e quali sono i vantaggi, è il dottor Alfredo Marchese, Responsabile di Cardiologia interventistica e di Emodinamica di Ospedale Santa Maria.
 
Dottor Marchese, quali sono le innovazioni nell’ambito della Cardiologia interventistica?
“Le innovazioni più significative riguardano la rivascolarizzazione coronarica che grazie ai sistemi tecnologici di cui siamo dotati è diventata estremamente precisa. Mentre in passato le rivascolarizzazioni venivano eseguite sulla base di una valutazione umana e visiva anche in casi in cui le ostruzioni non determinavano una sofferenza miocardica, oggi eseguiamo procedure mirate solo alle ostruzioni che necessitano di essere trattate”.
 
Di quali tecnologie si è dotato il Laboratorio di Emodinamica di Ospedale Santa Maria?
"È a nostra disposizione una nuova sala angiografica che ha al suo interno dei Led Panel, ossia sistemi di visualizzazione sofisticati in grado di fornire immagini di ottima qualità con una ridotta dose radiologica. Tale sistema è capace di integrare su un unico monitor, valutazioni di immagini di intra coronarico, valutazioni funzionali, la stessa angiografia e anche le immagini TAC. In questo modo l’operatore è in grado di eseguire interventi “tagliati su misura” del paziente.
  
Perché le procedure coronariche sono meno invasive?
“Nel 95% dei casi in Ospedale Santa Maria eseguiamo procedure per via radiale quindi attraverso una piccolissima puntura a livello del polso. Con il supporto dei sistemi evoluti di imaging eseguiamo la diagnosi coronarica, interveniamo con l’angioplastica o con l'impianto di uno stent. Come stabilito dalle Linee Guida attuali, è necessario che il cardiologo interventista faccia sempre una valutazione funzionale, specie nei casi di stenosi indeterminata, cioè tra il 50% e l’80%, quindi escludendo i casi dove certamente non è una stenosi significativa”.
 
In cosa consiste la valutazione funzionale?
“Si inserisce una guida all'interno della coronaria e con la somministrazione di un farmaco che vaso dilata il microcircolo coronarico, abbiamo valutazioni precise sulle entità della stenosi. Questo ci permette di capire quale trattamento applicare, l’eventuale risultato e soprattutto in quale segmento della coronaria effettivamente intervenire. Questa metodica permette un approccio molto specifico con una riduzione del numero di stent impiantati che prima si basavano solo su una valutazione visiva”.
 
Quali sono i vantaggi per il paziente?
“Si riducono i tempi procedurali e i tempi anestesiologici per la sedazione dei pazienti. Inoltre, grazie alla possibilità di avere immagini angiografiche così chiare, si riduce il ricorso alla quantità di mezzo di contrasto impiegato per la valutazione diagnostica. Questo significa anche meno complicanze vascolari e maggiore comfort del paziente”.
 

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