Oggi gli interventi cardiochirurgici non possono prescindere da una precisa e attenta analisi fatta con
l'ecocardiografia, sia in fase diagnostica che preoperatoria, ma anche e soprattutto durante gli interventi di riparazione valvolare.
Come funziona questo esame e perché va di pari passo con la cardiochirurgia?
Lo spiega il
dott. Luigi Specchia,
co-responsabile dell’U.O. di Cardiochirurgia di Città di Lecce Hospital.
Che cos’è l’ecocardiografia?
L'ecocardiografia è un esame diagnostico, che utilizza gli ultrasuoni (come una normale ecografia) per ottenere immagini dettagliate del cuore e delle sue strutture. Viene eseguita con
un dispositivo chiamato trasduttore, che invia onde sonore e ne rileva il ritorno,
permettendo di visualizzare il cuore in tempo reale.
Si tratta di un esame sicuro, indolore e privo di radiazioni, che non richiede una preparazione specifica. Inoltre, può essere effettuata in modalità transtoracica, trans-esofagea o durante stress fisico o farmacologico.
Cosa permette di studiare?
Attraverso l’ecocardiografia si possono studiare la dimensione e lo spessore delle camere cardiache, la funzione di pompaggio del cuore, la funzionalità delle valvole cardiache (per verificare stenosi o insufficienze), la presenza di anomalie congenite o danni da infarto o ischemia, la presenza versamento pericardico o trombi intracardiaci.
Quindi è un esame che ha un ruolo preminente nella diagnostica, ma anche nella pratica cardiochirurgica.
Quando viene usata in cardiochirurgia?
Solitamente l’ecocardiografia si usa a supporto di interventi di chirurgia riparativa della valvola mitralica e della valvola aortica.
Non viene usata solo in fase preoperatoria, ma anche e soprattutto durante l’intervento. Nello specifico, in sala operatoria si ricorre all'utilizzo
dell'eco-trans-esofagea, poiché permette al chirurgo di avere visione di una serie di parametri, analisi morfologiche, qualitative e funzionali della valvola, sulla base delle quali è in grado di prendere delle decisioni.
Ad esempio, grazie all’ecocardiografia il chirurgo può decidere se la valvola è riparabile e quale tecnica di riparazione utilizzare. Ma l’indagine permette anche di controllare la qualità della riparazione valvolare alla fine dell’intervento.
Per questo ormai cardiologo e cardiochirurgo sono due figure che lavorano in simbiosi.