Secondo quanto riferito dal
Report 2022 del Registro Italiano Pacemaker e Defibrillatori dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, nel nostro paese in un anno sono stati eseguiti più di 17.000 interventi di pacemaker.
La procedura è necessaria quando il sistema elettrico del cuore è compromesso e non riesce a mantenere un ritmo e una frequenza cardiaca adeguati, causando sintomi come stanchezza, vertigini o svenimenti. Tra le condizioni che possono richiedere un pacemaker:
La procedura del pacemaker leadless prevede l’impianto del pacemaker attraverso la vena femorale, pungendo l’inguine del paziente, evitando quindi tagli sul torace e cateteri che passano attraverso le vene.
Il
Dott. Pasquale Filannino, responsabile della
Aritmologia ed Elettrofisiologia presso
Santa Maria Hospital, a
Bari, ha eseguito questa tipologia di procedura.
Pacemaker senza fili: quali sono i vantaggi per il paziente?
L’intervento tradizionale per l’impianto di un pacemaker è una procedura minimamente invasiva che si svolge in anestesia locale, e consiste nell’inserire un piccolo dispositivo sottocutaneo sotto la clavicola, dal quale sottili elettrocateteri vengono guidati attraverso le vene fino al cuore. Questi “fili” sono posizionati nelle camere cardiache per monitorare il ritmo e inviare impulsi elettrici, stimolando il cuore a contrarsi regolarmente.
Nel
pacemaker senza fili non sono presenti questi elettrocateteri posizionati attraverso le vene nel cuore. Il pacemaker
viene impiantato direttamente nel cuore, tramite un introduttore dedicato, attraverso la vena femorale, e non vengono eseguiti tagli sul torace.
L’assenza di cateteri permette di evitare le rotture dei conduttori, che possono portare a problematiche di estrazione in un secondo momento. Non vi sono, poi, problemi o rischi legati alle infezioni, frequenti per esempio nel caso di soggetti affetti da
diabete o con ostruzioni nelle vene degli arti superiori, consentendo all’équipe di avere maggiore azione.
Un’altra differenza di questa procedura rispetto all’impianto tradizionale è
l’impatto estetico minimo. Molti pazienti, specialmente i più giovani e le donne, rifiutano o non accettano l’impianto “classico” del pacemaker, perché potrebbe deturpare l’aspetto fisico. Senza tagli sul torace, l’intervento non presenta conseguenze estetiche visibili.
I vantaggi per il paziente sono diversi, oltre ai già citati benefici rispetto all’assenza di danni ai conduttori, alla limitazione del rischio infezione e ai vantaggi per l’estetica del paziente.
Già il giorno successivo all’intervento il paziente è libero di alzarsi, camminare, muovere le braccia, senza il rischio di dislocamento dei cateteri, che ovviamente non sono presenti, in quanto il pacemaker è leadless. Il paziente è più sereno e l’esito del trattamento è molto più rapido.
Questi nuovi dispositivi hanno una batteria con durata più estesa, fino a 20 anni. I device utilizzati hanno anche la possibilità di essere estratti, hanno un delivery dedicato. Laddove dovessero scaricarsi o non dovessero funzionare al meglio possono essere ritirati. Invece, i precedenti dispositivi non potevano più essere ritirati, problematica che impediva l’utilizzo di più di tre device, un limite che oggi è stato superato.
Guarda
l'intervista al dottor Pasquale Filannino dedicata al pacemaker leadless