L’ecocardiogramma transesofageo (TEE) è un’indagine ecocardiografica che si avvale dell’utilizzo di ultrasuoni generati da una sonda munita di trasduttore e applicata a un gastroscopio. Una volta inserita attraverso la bocca nell’esofago e, poi, nello stomaco, è collegata a un ecografo, strumentazione in grado di elaborare e rappresentare le immagini in movimento.
Si tratta di un esame ecocardiografico di II livello, che consente di eseguire lo studio morfologico e funzionale del cuore in modo particolarmente accurato.Ne abbiamo parlato con il
Dott. Paolo Izzo, responsabile dell’U.O. di Cardiologia di Santa Maria Hospital, a Bari.
Ecocardiogramma transesofageo: quando è richiesto
Il principale vantaggio di questa indagine risiede nel fatto che la sonda transesofagea, per la stretta vicinanza dell’esofago al cuore,
permette una migliore visualizzazione delle camere cardiache (alcune non visualizzabili dall’approccio trans-toracico come l’auricola sinistra, dove si possono formare i trombi in caso di fibrillazione atriale),
di gran parte dei segmenti dell’aorta toracica e delle quattro valvole cardiache.
Viene pertanto richiesto in tutti quei casi in cui l’ecocardiogramma transtoracico (eco TT) non risulta dirimente nel risolvere un quesito diagnostico a causa di una finestra acustica transtoracica di scadente qualità (ad esempio nei pazienti enfisematosi, obesi, con protesi mammarie o se portatori di protesi valvolari meccaniche che creano riverberi e artefatti).
TEE: come si esegue
L’ecocardiogramma transesofageo, dal punto di vista tecnico, è molto simile ad una gastroscopia e, come in questa indagine, il paziente deve sopportare il disagio della sonda introdotta attraverso l’orofaringe e posizionata nell’esofago durante alcuni minuti.
Preparazione
Per eseguire l’ecocardiogramma transesofageo è necessario che il paziente digiuni per almeno 5 ore (è possibile deglutire i farmaci con una piccola quantità di acqua).
Devono essere sempre rimosse le protesi dentarie mobili e viene chiesto al paziente se soffre di cirrosi epatica con la presenza di varici esofagee o di patologie dell’esofago.
L’esame
Il paziente viene fatto sdraiare sul lettino sul fianco sinistro e con il collo flesso in avanti. Contestualmente viene reperito un accesso venoso periferico per somministrare i farmaci e sono applicati sul torace degli elettrodi per il monitoraggio elettrocardiografico continuo (per valutare il ritmo cardiaco), un saturimetro e, in alcuni, uno sfigmomanometro per misurare i valori pressori.
Il cardiologo, dopo aver spiegato l’esame e fatto firmare il consenso informato, anestetizza il cavo orale e l’ipofaringe con la lidocaina spray, quindi inserisce tra i denti un boccaglio per evitare che il paziente morda la sonda, danneggiandola. Successivamente fa avanzare delicatamente la sonda stessa attraverso l’orofaringe, chiedendo al paziente di deglutire, per cui è molto importante la collaborazione del soggetto.
Vengono somministrati per via endovenosa un farmaco antiemetico per evitare il riflesso del vomito e un ansiolitico per favorire la rilassatezza del paziente (il cui effetto è contrastato da un antidoto a fine esame).
La durata dell’esame dipende dal quesito diagnostico e, soprattutto, dalla collaborazione del paziente: varia da pochi minuti a circa 20 minuti massimo nei casi più complessi con valutazione tridimensionale (3D).
La valutazione con ecocardiografia transesofagea 3D è essenziale per le riparazioni valvolari mitraliche e aortiche (con studio del meccanismo e della severità della valvulopatia al fine di pianificare al meglio il tipo di intervento) o nei pazienti candidati a interventi percutanei come la plastica mitralica (Mitraclip), la plastica della tricuspide (Triclip), la chiusura dei DIA (difetti intra atriali) o dei PFO (forame ovale pervio) con dispositivi a ombrellino, nella chiusura dei leak (distacchi protesici) e nella chiusura dell’auricola sinistra (nei pazienti con fibrillazione atriale che non possono assumere anticoagulanti per un elevato rischio emorragico).
In caso di intolleranza del paziente alla sonda transesofagea, dopo alcuni tentativi infruttuosi l’esame viene interrotto (le percentuali di insuccesso tecnico sono molto basse, 1-4% a seconda delle casistiche).
Dopo l’esame lo specialista consiglia di attendere almeno 60 minuti prima di lasciare la struttura e di evitare di mettersi alla guida dell’auto.
In seguito, è possibile riscontrare un’irritazione della gola, sia per l’effetto meccanico del passaggio della sonda che per l’azione dell’anestetico locale, per cui non è consigliabile bere o mangiare per 2-3 ore dal termine dell’esame.
In conclusioni, l’ecocardiogramma transesofageo è un esame seminvasivo di completamento all’ecocardiogramma transtoracico che permette di avere informazioni preziose sulle varie strutture cardiache in diversi contesti clinici. Se eseguito da personale esperto viene sempre ben tollerato dal paziente.