Italia in prima linea nello studio di una nuova tecnica per il bypass aortocoronarico
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Italia in prima linea nello studio di una nuova tecnica per il bypass aortocoronarico

da Sanità24 - Il Sole 24 Ore ​
Con una pubblicazione su JAMA - tra le riviste mediche più rilevanti al mondo - i Cardiochirurghi di Anthea Hospital, dopo 10 anni di studi clinici, hanno dimostrato l’efficacia della nuova metodica che migliora la durata e la qualità di vita dei pazienti che hanno subito infarti e necessitano di bypass

Lo studio multicentrico, che ha coinvolto 5 paesi, dimostra come l’impiego dell’aorta radiale per la ricostruzione di un “ponte” che permetta al sangue di arrivare al cuore migliori la durata e la qualità di vita dei pazienti che hanno subito infarti e necessitano di bypass Ogni anno in Italia si eseguono 13.248 interventi di bypass aortocoronarico (dati PNE2019).

Si tratta del più comune intervento di cardiochirurgia, con un volume pari al 25% del totale delle operazioni cardiochirurgiche. Uno studio internazionale multicentrico pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista scientifica “Journal of the American Medical Association” (JAMA) e rivelatosi una pietra miliare, ha dimostrato come l’utilizzo dell’arteria radiale nel bypass aortocoronarico risulti estremamente vantaggioso rispetto all’utilizzo della vena grande safena, riducendo del 2,5% il rischio di sviluppare nuovi infarti e soprattutto il rischio di morire per cardiopatia ischemica nel tempo.

Lo studio, nato in seno a un team internazionale, denominato “Radial Investigators”, riporta i dati del follow up a 10 anni degli interventi di bypass aortocoronarico con questa innovativa tecnica su un campione di 1.036 pazienti. La genesi di questa tecnica parte dall’analisi dei risultati della Cleveland Clinic, negli Stati Uniti, che hanno dimostrato a suo tempo come l’utilizzo dell’arteria mammaria per il bypass sia fondamentale per avere dei risultati ottimi anche dopo decenni, ma questo vantaggio era confinato solo all’utilizzo di queste arterie.

Con lo studio appena pubblicato su JAMA abbiamo inequivocabilmente dimostrato come utilizzare anche l’arteria radiale si dimostri vantaggioso per i pazienti ad un follow-up di 10 anni.


L’arteria radiale, prelevata dal braccio del paziente, infatti, al contrario della vena grande safena che con il tempo tende a chiudersi, anche dopo molti anni rimane funzionante. Questo consente al paziente non solo di vivere meglio nel corso degli anni successivi, ma soprattutto di vivere più a lungo, perché si riduce del 7% l’incidenza complessiva di morte, nuovi infarti e il rischio di essere sottoposto a nuove procedure di rivascolarizzazione miocardica.

Il bypass aortocoronarico si esegue nei soggetti in cui si ha una occlusione o stenosi (restringimenti) delle arterie coronarie, i vasi sanguigni che portano al cuore l'ossigeno e il nutrimento, e consiste nel creare dei “ponti” per consentire al sangue di arrivare al cuore. Il cuore, infatti, come tutti gli organi ha bisogno di nutrimento ed ossigeno costanti e questo apporto avviene attraverso le coronarie. Qualsiasi problematica a carico di questi vasi può determinare ischemia e infarto ed essere causa di patologie potenzialmente mortali. In questi casi la tempestività di intervento è determinante per salvare la vita al paziente.

Un intervento cardiochirurgico di bypass aortocoronarico è un intervento al cuore definito salvavita. Come tutti gli interventi ha dei rischi ma oggi, grazie a nuove tecnologie e nuovi approcci chirurgici come quello oggetto dello studio pubblicato su JAMA, il rischio per tali tipi di intervento si aggira attorno all’1-2%. Negli ultimi anni anche in questo ambito si stanno facendo strada tecniche minimamente invasive con approccio robotico e multidisciplinare, che consentono di eseguire un intervento di rivascolarizzazione miocardica senza sternotomia (ovvero senza il taglio chirurgico del torace ma con accesso tramite due piccoli tagli) e senza fermare il cuore.

Grazie al lavoro dell’Heart Team, ovvero una squadra composta da cardiochirurghi e cardiologi che operano in perfetta sinergia, è possibile inoltre effettuare interventi ibridi, ovvero nella stessa sede bypass aortocoronarico e angioplastica percutanea. La ricerca costante, unitamente alle tecnologie più innovative, consente di elevare gli standard qualitativi della sanità italiana tutta, senza distinzioni territoriali, e dell’offerta dei nostri ospedali che sono sempre più all’avanguardia e in grado di rispondere prontamente alle esigenze del territorio.

Questo studio dimostra progressivamente che anche il Sud è in prima linea nello studio di una nuova tecnica per il bypass aortocoronarico 


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