Quali sono i diversi significati delle palpitazioni?
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Quali sono i diversi significati delle palpitazioni?

Normalmente, in un soggetto sano, a riposo, il cuore batte con un ritmo regolare ed una frequenza di circa 60/70 battiti al minuto (bpm) che è condizionata dall’attività svolta, dall’età e dal sesso. Quando il ritmo o la frequenza cardiaca subiscono delle alterazioni, il soggetto può avvertire le cosiddette “palpitazioni”, da non confondere con la pressione, ossia la forza che il sangue esercita all’interno e sulle pareti dei vasi sanguigni. Dal punto di vista della misurazione sia il numero dei battiti del cuore, sia il valore pressorio sono misurabili con lo stesso dispositivo elettronico.
Le palpitazioni, spesso accompagnate da una sensazione spiacevole che porta il paziente a rivolgersi al medico, possono essere di origine emotiva come ansia, attacchi di panico oppure nascondere un disturbo cardiaco.

Vediamo quali sono i diversi significati di questo fenomeno, quali sono i sintomi e come affrontarli con il Professor Luigi Martinelli, specialista in Cardiochirurgia presso ICLAS - Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità a Rapallo.

In caso di palpitazioni si può effettuare l’autovalutazione delle pulsazioni?
“Si, il soggetto può misurare la frequenza cardiaca da solo posizionando il pollice e l’indice della mano destra o sinistra, ai lati del collo, al di sotto mandibola, per sentire la frequenza del polso a livello dell’arteria carotide. Attraverso la valutazione delle pulsazioni presenti nel polso, anche se questo secondo metodo non è  così semplice, in quanto è necessario sapere bene dove posizionare le dita e premere leggermente. Con lo strumento con cui si misura la pressione, che evidenzia sia i battiti sia la pressione, con il cardiofrequenzimetro e il saturimetro che misura sia la saturazione dell’ossigeno nelle arterie, sia la frequenza cardiaca. In alternativa presso lo studio del medico di base o nelle farmacie”.

Quali sono le palpitazioni che non devono destare preoccupazione?
“In assenza di una patologia cardiaca, il paziente può sperimentare la sensazione di battito anomalo a causa di stati emotivi, intensa attività fisica,febbre, anemia, disfunzioni della tiroide che, aumentando la produzione di un ormone, l’adrenalina, provocano un incremento della frequenza cardiaca, o l’insorgenza di battiti irregolari anche in un cuore sano. Talvolta anche disturbi digestivi, come il gonfiore addominale, possono determinare il batticuore.
Il cardiopalmo, per esempio, è l’aritmia più comune,  può essere di natura nervosa, stress o derivare da cardiopatie, cioè patologie cardiache di tipo strutturale o funzionale. La persona avverte distintamente il ritmo cardiaco più accelerato, come se avesse il cuore in gola, aumentano pressione e sudorazione, nei casi più severi può provocare mancamento e “fame d’aria”. Per i disturbi del ritmo, da cause non cardiovascolari, si deve interrompere qualsiasi attività si stia svolgendo , rilassarsi e, dopo pochi minuti, il quadro clinico dovrebbe tornare alla normalità”.

Quando, invece, rivolgersi al proprio medico, al cardiologo o se necessario, al pronto soccorso?
“Tutte le modifiche del normale ritmo cardiaco sono definite aritmie e possono manifestarsi come Bradicardia (battiti al di sotto dei 60/70 battiti) o come Tachicardia (tra i 120 e i 250). Tuttavia non devono essere trascurate quelle situazioni in cui, anche in presenza di battiti regolari, la frequenza cardiaca supera i 120/130 battiti al minuto. Solo un elettrocardiogramma sarà in grado di evidenziare la gravità del caso. Se si tratta di tachicardia atriale, la situazione è relativamente benigna. Qualora si tratti di tachicardia ventricolare, il fenomeno può portare anche all’arresto cardiaco. Queste turbe del ritmo possono essere provocate da anomalie congenite, intossicazione da farmaci o mancanza di irrorazione sanguigna per patologie cardiache. Insorgono in maniera improvvisa, il cuore batte rapidamente senza alcun motivo, il soggetto avverte dolore al petto, mancamento e sudorazione più o meno intensa”.

Quali altre patologie cardiache possono essere causa di palpitazioni?
“La fibrillazione atriale, che insorge più frequentemente negli anziani ma, talvolta, può verificarsi anche nei giovani con il cuore sano.
In questa problematica cardaca il ritmo atriale e quello ventricolare sono irregolari. Le cause possono essere: ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca, diabete mellito, patologie delle valvole cardiache, esito di intervento al cuore.
Il flutter atriale, ha sede nell’atrio, il ritmo cardiaco diventa irregolare e spesso accelerato (tachicardia). Può essere originato da: età, patologie cardiache acquisite (infarti pregressi, problematiche valvolari, insufficienza cardiaca), da cardiopatie congenite corrette da intervento chirurgico, patologie extracardiache (tiroidee o polmonari), ipertensione arteriosa.  
In entrambi i casi, aumenta la frequenza cardiaca, con sensazione di batticuore molto spiacevole, calo della pressione arteriosa e qualche volta anche svenimento. Nel medio-lungo periodo queste patologie possono avere anche conseguenze gravi, perché il sangue tende a ristagnare nell’atrio che non si contrae, formando dei coaguli che si possono staccare e andare ad ostruire un vaso a livello cerebrale, causando l’ictus. Si calcola che il 20-30% degli ictus siano causati proprio dalla fibrillazione atriale o da un flutter.  Inoltre la ridotta capacità di contrazione del cuore può causare, oltre a palpitazioni e svenimento, difficoltà respiratorie, dolore toracico fino allo scompenso cardiaco”.

Come comportarsi, allora, in presenza di palpitazioni di natura sconosciuta?
“Il primo step di valutazione è la visita cardiologica con esame clinico (palpazione del polso e auscultazione del cuore) per accertare l’esistenza di un’aritmia. Per un loro preciso inquadramento è necessario eseguire un elettrocardiogramma (ECG), per lo studio dell’attività cardiaca, un Holter cardiaco, che registra ogni singolo battito e la presenza di eventuali anomalie nelle 24h o anche più tempo, una prova da sforzo ed un ecocardiogramma.
Confermata la diagnosi, in caso di tachicardia, si somministrano farmaci antiaritmici. Nella fibrillazione atriale a questi si abbinano gli anticoagulanti, per ridurre il rischio di emboli. Fra le metodiche più utilizzate per curare la fibrillazione atriale c'è sicuramente l'ablazione transcatetere: una tecnica mininvasiva che utilizza un dispositivo provvisto di catetere, la cui punta viene inserita, con l’aiuto di sistemi di navigazione tridimensionale, nell’atrio sinistro, in prossimità delle vene polmonari, per bruciare il tessuto dal quale nasce il problema elettrico. 
Il flutter atriale, invece, è un’aritmia difficile da curare con i farmaci, per questo motivo, per ripristinare un battito regolare, richiede l’erogazione di una piccola scossa elettrica detta cardioversione”.
 
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