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Interventi high tech nella chirurgia della valvola mitrale

L’insufficienza della valvola mitrale è tra le più frequenti patologie valvolari riscontrate nei Paesi Occidentali, rappresentando circa un terzo dei vizi valvolari acquisiti che interessano le cavità sinistre del cuore. Quando l'insufficienza mitralica si manifesta nella forma severa, il trattamento consigliato è prevalentemente quello di tipo chirurgico. Ne abbiamo parlato con il dott. Vinicio Fiorani, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia del Salus Hospital di Reggio Emilia. 

Dottor Fiorani, quando è necessario l’intervento chirurgico alla valvola mitrale?

“La causa principale di intervento è l’insufficienza mitralica. Quando il ventricolo sinistro si contrae, la valvola non chiude più come dovrebbe e il sangue rigurgita, cioè torna indietro, nell’atrio. Questo fenomeno prende il nome di rigurgito mitralico. Se la quantità di sangue rigurgitato è di grado severo, scatta l’indicazione al trattamento chirurgico”.


Perché è consigliato riparare la valvola mitrale piuttosto che sostituirla, come avviene con la valvola aortica?

“I vantaggi della riparazione rispetto alla sostituzione sono molteplici. Per prima cosa la mitrale è la valvola più biocompatibile con il nostro corpo. È la valvola più resistente alle infezioni, quella che ha le performances emodinamiche migliori e quella che permette una contrattilità del ventricolo sinistro la più naturale possibile, perché consente di mantenere la continuità anatomica tra anello e ventricolo sinistro mediante la struttura sottovalvolare. La valvola mitrale è strutturalmente complessa, non è composta solo dai lembi, bensì anche da un anello e corde tendinee che proseguono nei muscoli sottostanti, a quali a loro volta sono strettamente connessi alla parete ventricolare. 
Infine, i dati scientifici disponibili hanno dimostrato come la qualità e l’aspettativa di vita del paziente sottoposto all’intervento di sostituzione siano del tutto sovrapponibili alle persone non operate. Un paziente, dopo l’intervento, può tornare a condurre una vita del tutto normale, anche a praticare sport”.


Qual è secondo lei il trattamento ideale dell’insufficienza mitralica?

“In un centro di Alta Specialità come il Salus Hospital di Reggio Emilia, gli interventi sulla valvola mitralica effettuati attraverso metodiche riparative rappresentano la procedura standard sulla quasi totalità dei pazienti affetti da questa valvulopatia. Tra queste metodiche, un capitolo a sé merita la chirurgia mininvasiva con approccio in minitoracotomia destra e sotto monitoraggio toracoscopico, la cosiddetta chirurgia video-assistita. L’accesso al cuore avviene mediante un’incisione di pochi centimetri attraverso lo spazio intercostale, senza produrre alcuna frattura ossea, pertanto senza alcuno stress ortopedico. In questo modo si preserva meglio la meccanica ventilatoria e si riducono dolore, sanguinamento ed infezioni. Anche sotto il profilo procedurale la visione è ottimale: la valvola mitrale si trova in posizione verticale rispetto allo sterno e l’approccio dalla parte destra del torace, aiutato dalla visione toracoscopica, è ideale”.


Parliamo ora dell’innovativa tecnica mininvasiva chiamata Neochord, di che cosa si tratta?

“Questa particolare tecnica è attuabile solo dopo un adeguato periodo di training specialistico, quindi da mani esperte e da chirurghi con ampia casistica curricolare nonché in Centri ad Alta Specialità cardiochirurgica come il Salus Hospital. L’intervento consiste nell’impiantare nuove corde tendinee in Gore-Tex al posto delle naturali danneggiate. Le Neochord sono filamenti artificiali, ultraresistenti, fissati dalla parete del ventricolo sinistro ai lembi con l’obiettivo di ricostruire la continuità tra quest’ultimi e la parete ventricolare affinché le cuspidi non cedano più. 
È un intervento praticabile a “cuore battente”, senza il supporto della circolazione extracorporea (macchina cuore-polmone). Per prima cosa s’incide la parete toracica sinistra all’altezza dell’apice cardiaco per arrivare al cuore. Successivamente, viene introdotto un dispositivo contenente al suo interno la “Neocorda”, che, dallo stesso apice, raggiunge il lembo malato e lo ancora col filamento in Gore-Tex. Sfilando il dispositivo con un movimento esterno di apertura e chiusura, questo crea un nodo sul lembo della mitrale. Le corde vengono fissate così da una estremità al lembo valvolare e dall’altra al muscolo, e posizionate alla giusta lunghezza in modo da permettere il movimento valvolare corretto. Di filamenti ne vengono applicati in media da 2 a 4. Attraverso un controllo ecocardiografico si valuta se le corde stanno lavorando a dovere e se il lembo è tornato nella posizione originaria. Quando la lunghezza dei filamenti viene giudicata idonea e l’insufficienza mitralica sparisce, le corde vengono bloccate definitivamente. Una tipologia d’intervento di grande qualità e distinzione specialistica adottata dalle équipe di Cardiologia e Cardiochirurgia degli ospedali di Alta Specialità GVM”.


 

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