Ospedale Santa Maria in partnership con l’heart Center di Lipsia per perfezionare le tecniche di chirurgia coronarica mininvasiva
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Ospedale Santa Maria in partnership con l’heart Center di Lipsia per perfezionare le tecniche di chirurgia coronarica mininvasiva

La Cardiochirurgia di GVM Care & Research– diretta dal Prof. Giuseppe Speziale –  è sempre più orientata al perfezionamento delle tecniche e delle tecnologie applicate al cuore. Ne è una conferma il progetto di collaborazione avviato da Ospedale Santa Maria con l’Heart Center di Lipsia, finalizzato a ottimizzare la chirurgia coronarica mininvasiva, e a introdurre la tecnica bypass multiplo, sfruttando entrambe le arterie mammarie in pazienti con malattia coronarica multi-vascolare complessa.

Lipsia rappresenta il più importante centro europeo di Cardiochirurgia - dotato di 9 sale operatorie e un volume di interventi pari a 3.600 casi l’anno. Il responsabile della Unità Operativa tedesca di chirurgia coronarica, il dottor Piroze Davierwala, tra i primi ad aver introdotto questa metodica, ha affiancato l’equipe dei cardiochirurghi di Ospedale Santa Maria, diretta dal Prof. Domenico Paparella e dal dottor Carmine Carbone. Il Prof. Paparella in particolare ha voluto fortemente aderire a questo progetto che rappresenta un notevole passo in avanti della chirurgia coronarica mininvasiva.

La tre giorni di formazione in Ospedale Santa Maria ha riguardato la dimostrazione e la messa in pratica di una metodica di rivascolarizzazione interamente arteriosa che consiste nell’innesto di almeno 2 bypass in pazienti con patologia estesa a più coronarie.  L’impiego delle due arterie mammarie consente di avere una migliore qualità e una migliore durata del bypass. “L'arteria mammaria interna sinistra e la vena safena sono i condotti più comunemente utilizzati nella chirurgia coronarica – spiega il Prof. Paparella - e sono ancora considerati il ​​gold standard dalla maggior parte dei chirurghi. Tuttavia, vi sono prove emergenti che l'uso delle arterie bilaterali è associato a risultati a lungo termine significativamente migliori. Tecnicamente è un intervento più impegnativo, ma tra i vantaggi ci sono: l’azzeramento delle infezioni da ferite profonde dello sterno, riduzione delle perdite ematiche e delle trasfusioni di sangue oltre che un miglior aspetto estetico della cicatrice con conseguente miglior accettazione psicologica”.

Nel corso dell’intervento tutti i bypass sono testati, ossia verificati grazie al monitoraggio del flusso sanguigno con l’utilizzo di una macchina particolare. Con questa tecnica si può trattare ogni forma di coronaropatia. Le uniche controindicazioni attualmente riguardano i pazienti affetti da obesità severa e con una funzione del cuore molto depressa.

“L’innesto di entrambe le arterie mammarie in più bypass esige un alto livello di abilità, esperienza e concentrazione,  – conclude il Prof. Paparella – ma nello stesso tempo offre al paziente risultati migliori e soprattutto la libertà da eventuali e futuri eventi correlati al cuore. Questa tecnica rappresenta uno strumento importante per il trattamento delle malattie coronariche multi-vasali”.
 

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