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Aneurisma della aorta addominale: Ospedale Santa Maria certificata come eccellenza nazionale

Aneurisma della aorta addominale: Ospedale Santa Maria certificata come eccellenza nazionale
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L’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare dell’ Ospedale Santa Maria ha raggiunto risultati eccellenti negli interventi finalizzati alla riparazione degli aneurismi della aorta, anche mediante nuove tecniche “ibride” o mininvasive particolarmente indicate per pazienti anziani, con più patologie e con una condizione generale di salute piuttosto compromessa.
 
Stando all’ultima classifica stilata da Agenas (agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), la chirurgia vascolare dell’Ospedale Santa Maria a Bari occupa il  primo posto in Puglia e il 24° su scala nazionale (270 le strutture sanitarie considerate) negli interventi riservati alla riparazione degli aneurismi (non rotti) dell’aorta addominale,  con una percentuale di mortalità pari allo 0% (il dato di riferimento per bassa mortalità è </=1%). Il dato fa riferimento all’anno 2016 e la statistica è stata elaborata su 53 interventi eseguiti con nessun decesso ad un mese esatto dall’esecuzione della protesica vascolare.  
 
L’ambito di specializzazione della Unità Operativa diretta dal responsabile – il Dottor Giuseppe Roscitano - riguarda l’aneurisma, ovvero la dilatazione permanente di un’arteria, ed in particolare l'aneurisma dell’aorta addominale (AAA) che è il più comune, la cui rottura è associata ad una mortalità solo di poco inferiore a quella riscontrata nel cancro della prostata e della mammella.
 
Proprio come un palloncino infatti, l’aneurisma può scoppiare, con esiti fatali nella maggioranza dei casi. Si stima che in Italia ne siano affette 84.000 persone, con una significativa prevalenza nella popolazione maschile (il rapporto uomini/donne è di 5:1), soprattutto se fumatori di età compresa tra i 65 e gli 80 anni. Ogni anno in Italia muoiono 6.000 persone per rottura di aneurisma dell’aorta addominale.
 
Si definisce killer silenzioso, poiché il più delle volte decorre in forma asintomatica e, spesso, il primo segnale è conseguente proprio alla sua rottura.

L’intervento chirurgico rappresenta l’unica soluzione terapeutica e mira ad evitare la rottura dell’aneurisma. L’indicazione all'intervento per l'aneurisma dell’aorta addominale si pone, quando il diametro raggiunge o supera i 5,5 cm nell’uomo e i 5 cm nella donna. Per gli aneurismi più piccoli, l'indicazione può sussistere quando c’è un rapido accrescimento, quando la forma dell'aneurisma non è allungata (a fuso) ma rotonda (a sacco), quando sono presenti sulla superficie dei "blisters", estroflessioni o bolle della parete, più sottile in quel punto. L’intervento è inoltre necessario ed urgente se l’aneurisma dà sintomi, come il dolore addominale e/o lombare, la compressione delle strutture circostanti, l’embolia o la trombosi.
 
“Fino a pochi anni fa l’unica opzione terapeutica era rappresentata dall’intervento chirurgico “a cielo aperto” – spiega il Dottor Roscitano – oggi invece è possibile ricorrere alla chirurgia endovascolare mininvasiva ad accesso percutaneo con l’utilizzo di endoprotesi sempre più avanzate, capaci di adattarsi a caratteristiche anatomiche diverse. La procedura endovascolare prevede – prosegue il responsabile della Chirurgia Vascolare - mediante accesso inguinale l’introduzione di uno stent ricoperto a mò di pantalone che viene aperto a livello dell’aorta e delle arterie iliache, creando una nuova “via” dove far scorrere il sangue, evitando di riempire e quindi pressurizzare l’aneurisma” che viene  così escluso dalla circolazione ematica.
 
L’Unità operativa di Chirurgia Vascolare di Ospedale Santa Maria si occupa in generale della chirurgia di tutta l’aorta (arco aortico, dell’aorta toracica discendente oltre a quella addominale). Recentemente è stato trattato un paziente di 78 anni a cui è stata sostituta l’aorta quasi per intero nel corso di due distinti e ravvicinati interventi chirurgici. “Il paziente partiva da una condizione piuttosto compromessa, in quanto aveva tre aneurismi di voluminose dimensioni, uno dell’arco aortico, uno della aorta toracica discendente e un altro ancora della aorta addominale soprarenale – spiega il Dottor Roscitano -  nel corso del primo intervento per sternotomia abbiamo eseguito il debranching dei vasi epiartici, una metodica che consiste nella trasposizione dei vasi che nascono dall’arco dell’aorta. Il giorno seguente in secondo intervento sono state inserite due endoprotesi dall’arteria femorale che hanno escluso l’aneurisma dell’arco e quello della aorta toracica discendente”. A distanza di alcune settimane è stata sostituita l’aorta addominale.
 
“Grazie alle nuove protesi impiegate e alle tecniche chirurgiche ibride introdotte di recente – conclude il dottor Roscitano – siamo in grado di intervenire anche in casi complessi su pazienti anziani con morbilità significative. Possiamo dire che oggi la chirurgia vascolare ha compiuto importanti passi in avanti, come testimoniato dai risultati ottenuti negli ultimi anni. Il riconoscimento per i risultati ottenuti va all’equipe intera di chirurgia vascolare considerando che il team fa la differenza, soprattutto quando la patologia estesa dell’aorta richiede un’ “expertise” di più figure professionali (cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti ecc.) che determina  risultati migliori".